Sudan: proseguono i combattimenti nel Kordofan, le Forze di supporto rapido attaccano El Obeid
In Sudan proseguono i combattimenti tra l’esercito sudanese e le Forze di supporto rapido (Rsf) nella regione del Kordofan, diventata ora il principale terreno di scontro del conflitto. Secondo quanto riferito da fonti militari citate dal quotidiano “Sudan Tribune”, le Rsf hanno lanciato attacchi con droni su El Obeid, capitale dello Stato del Kordofan settentrionale, mentre l’esercito ha bombardato formazioni delle Rsf dalla sua base a Babanusa, nel Kordofan occidentale. L’esercito controlla attualmente El Obeid, mentre le Rsf presidiano gran parte del territorio circostante e i principali collegamenti di trasporto, tra cui la zona di Al Dubaibat, riconquistata a maggio. Nell’ultima settimana si sono verificati scontri a fuoco alternato nell’area di Um Duheilib, nel Kordofan meridionale, un accesso strategico ai giacimenti petroliferi di Heglig. Sia l’esercito che le forze rivali rivendicano il controllo dell’area. Le Rsf controllano inoltre la maggior parte delle località del Kordofan occidentale. La scorsa settimana le Rsf e un gruppo ribelle alleato – il Movimento di liberazione del popolo sudanese del Nord (Splm-N), guidato da Abdelaziz al Hilu – hanno strappato la città di Um Dehilib, nello Stato sudanese del Kordofan meridionale, all’esercito, mentre quest’ultimo continua a perdere terreno nella regione. La cattura è avvenuta in concomitanza con le segnalazioni di un gruppo locale per i diritti umani circa l’intensificarsi degli attacchi da parte delle Rsf contro i civili nello Stato vicino del Kordofan occidentale. I combattenti delle Rsf hanno annunciato la cattura di Um Dehilib – situata a est di Kauda, la principale roccaforte dell’Splm-N – in un video pubblicato sabato scorso. Dalla fine di maggio l’esercito sudanese e i suoi alleati hanno ceduto territori alle Rsf nel Kordofan meridionale e occidentale. Nel frattempo, in altri sviluppi, le Rsf hanno lanciato ieri una vasta campagna di arresti nel Darfur meridionale e orientale, che ha coinvolto ex soldati, funzionari pubblici e civili accusati di spionaggio per l’esercito sudanese. Fonti locali hanno riferito al “Sudan Tribune” che le unità di intelligence delle Rsf a Nyala, capitale del Darfur meridionale, hanno arrestato decine di persone. “La campagna ha preso di mira uomini d’affari e funzionari pubblici, prelevati dalle loro case dopo essere stati accusati di spionaggio per l’esercito sudanese”, ha dichiarato una fonte. Tra gli arrestati, secondo quanto riferito, figurano i funzionari Oqba Abdelhamid, Saber Bashir e Salah Majok. Altre fonti hanno riferito che le Rsf hanno fatto irruzione in un’abitazione a Nyala e ucciso Yasser Mustafa, fratello di un alto comandante dell’esercito. Secondo quanto riferito, le detenzioni nel Darfur meridionale sono aumentate dopo che i droni dell’esercito hanno colpito siti strategici delle Rsf, tra cui l’aeroporto internazionale di Nyala e i campi di addestramento militare. In seguito agli attacchi, i membri delle Rsf hanno effettuato raid sugli “hub” internet satellitari di Starlink e arrestato civili. Nel vicino Darfur orientale, intanto, prosegue la campagna di arresti nella città di El Daein. Secondo alcune fonti, la repressione ha preso di mira membri dell’ex Movimento islamico e del Partito del congresso nazionale dell’ex presidente Omar al Bashir, nonché commercianti di gruppi etnici africani. Secondo le fonti, tra gli arrestati figurano anche membri delle Rsf giunti di recente nel Darfur orientale dopo che l’esercito è riuscito a riconquistare la capitale Khartum, all’inizio di maggio. I media affiliati alle Rsf hanno pubblicato un video che mostra armi sequestrate a El Daein. L’amministrazione civile delle Rsf ha dichiarato lo stato di emergenza e la mobilitazione generale nel Darfur meridionale e orientale per “affrontare le crescenti sfide alla sicurezza”, ha invitato i cittadini a collaborare pienamente con le autorità e ha esortato i giovani a sostenere le Rsf. Le Rsf controllano entrambi gli Stati del Darfur meridionale e orientale, ma sono state accusate di abusi diffusi contro i civili, tra cui uccisioni, saccheggi e arresti arbitrari con il pretesto della loro presunta lealtà all’esercito.
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