Libia: reso pubblico il mandato per Saif Snenidel, accusato di 23 esecuzioni a Bengasi
La Corte penale internazionale (Cpi) ha reso pubblico un mandato di arresto emesso il 10 novembre 2020 contro Saif Suleiman Snenidel, cittadino libico e ufficiale della forza d’élite “Al Saiqa” (fulmine, in arabo), con l’accusa di crimini di guerra commessi a Bengasi e dintorni tra il 2016 e il 2017, nel contesto del conflitto armato interno in Libia. Secondo la Procura della Cpi, Snenidel faceva parte del “Gruppo 50” della brigata Al Saiqa, allineata alle forze dell’Esercito nazionale libico nell’operazione “Karama” (dignità, in arabo) lanciata nel 2014 a Bengasi. Gli inquirenti lo ritengono responsabile di tre esecuzioni sommarie, nelle quali furono uccise complessivamente 23 persone: il 3 giugno 2016, il 19 giugno 2017 e il 17 luglio 2017. È inoltre accusato di torture e di oltraggi alla dignità personale. La decisione di mantenere il mandato sotto sigillo per quasi cinque anni – come l’originaria richiesta della Procura depositata nel maggio 2020 – era finalizzata a massimizzare le possibilità di arresto e a proteggere un’indagine ancora in corso. La Procura ha chiesto di togliere il segreto a luglio, ritenendo che le circostanze fossero cambiate e che la pubblicità del provvedimento possa aumentare le probabilità di cattura. “La decisione dei giudici migliora le prospettive di arresto. Ora possiamo discutere apertamente con gli Stati, il Consiglio di sicurezza dell’Onu e la comunità internazionale per ottenere cooperazione e sostegno”, ha dichiarato la viceprocuratrice della Cpi, Nazhat Shameem Khan, che ha rinnovato l’appello alle autorità libiche a eseguire il mandato, in linea con la risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza del 2011. Il caso Snenidel è strettamente legato a quello di Mahmoud Mustafa Busayf al Werfalli, ex comandante di Al Saiqa ucciso in uno scontro a fuoco, per il quale la Cpi aveva emesso due mandati di arresto legati a otto esecuzioni, tre delle quali attribuite anche a Snenidel. La Procura sottolinea che questa indagine rientra nella linea di inchiesta relativa alle operazioni militari in Libia tra il 2014 e il 2020, una delle quattro direttrici investigative aperte sulla situazione libica insieme ai crimini del 2011, alle violenze nei centri di detenzione e ai crimini contro i migranti.
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