Libia: Bengasi accusa l’Ue e chiede un cambio di rotta sui flussi di migranti irregolari
La Libia orientale alza i toni con l’Unione europea. Durante l’apertura della conferenza internazionale “Crimini transnazionali e sicurezza nazionale”, organizzata dal ministero dell’Interno a Bengasi, il primo ministro del governo non riconosciuto dell’Est, Osama Hammad, ha accusato l’Ue di non aver “adottato politiche serie” per contenere la migrazione irregolare e le attività criminali ad essa collegate. “La sicurezza non conosce più confini – ha detto – e la nostra regione è minacciata da reti transfrontaliere che sfruttano i corridoi migratori per fini illeciti e terroristici”. Nel suo intervento, il capo dell’esecutivo insediato a Bengasi ha lamentato il mancato coordinamento tra Bruxelles e le autorità libiche orientali, richiamando la presunta “assenza di volontà politica” da parte europea nel contrasto strutturale alla tratta di esseri umani. Hammad ha poi espresso “profonda delusione” per l’approccio di Grecia e Italia – Paesi definiti “principali destinazioni finali” dei flussi – accusando alcune élite europee di subire l’influenza di “reti criminali che condizionano le decisioni politiche”. In tale contesto, il premier ha lanciato un appello per “una revisione radicale delle strategie dell’Ue” in materia migratoria, chiedendo misure concrete contro “individui e gruppi che hanno trasformato la crisi dei migranti in uno strumento di lucro”. Hammad ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e transito, affermando che “la migrazione non è più un problema locale o regionale, ma una questione globale che esige un coordinamento reale, oltre le dichiarazioni di principio”. Il discorso si inserisce in un clima già segnato da tensioni diplomatiche. A inizio luglio, il governo dell’Est aveva bloccato della prevista visita dei ministri dell’Interno di Italia, Grecia e Malta – Matteo Piantedosi, Thanos Plevris e Byron Camilleri – e del commissario europeo alle Migrazioni, Magnus Brunner, denunciando “violazioni delle norme dello Stato libico” da parte della missione. Alla conferenza hanno partecipato parlamentari, ministri, alti funzionari della sicurezza, rappresentanti di organizzazioni internazionali e accademici, con l’obiettivo di elaborare proposte scientifiche per fronteggiare le minacce trasversali alla sicurezza libica. I lavori si sono concentrati sul rafforzamento della cooperazione transfrontaliera, sul contrasto al crimine organizzato e sulla riforma delle politiche migratorie in chiave multilivello. Hammad ha concluso il suo intervento riaffermando “l’impegno del governo orientale a difendere l’unità del Paese e a garantire la sicurezza dei cittadini”, auspicando che “l’Europa abbandoni l’approccio emergenziale e si apra a una vera condivisione di responsabilità”.
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