Stragi sul lavoro e fuga all’estero: l’Italia fa i conti con una crisi profonda

Mag 3, 2025 - 03:53
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Stragi sul lavoro e fuga all’estero: l’Italia fa i conti con una crisi profonda

Le recenti tragedie che hanno segnato il panorama lavorativo italiano, da Alenzano e Firenze in Toscana a Casteldaccia in Sicilia e Suviana in Emilia, mettono in luce un fenomeno drammatico: le stragi sul lavoro. Quattro località, ventidue morti sul lavoro, e un bilancio che cresce inesorabilmente. Nel 2024, infatti, le vittime degli incidenti sul lavoro sono aumentate del 4,7% rispetto all’anno precedente, con 1.090 morti. Un inizio tragico anche per il 2025, che ha registrato nei primi due mesi ben 138 incidenti mortali, un aumento dell’11% rispetto all’anno scorso e del 16% rispetto a due anni fa. Questa scia di dolore si inserisce in un contesto ben più ampio che affligge l’Italia: un declino demografico che, purtroppo, non accenna a fermarsi. Se il calo delle nascite è una realtà dolorosa, ancora più grave è la fuga degli italiani, soprattutto i giovani, che decidono di cercare fortuna all’estero. Le condizioni di vita e di lavoro in Italia sembrano non essere più sufficienti a garantire un futuro sereno a molti, con numerosi giovani altamente qualificati che scelgono di emigrare alla ricerca di opportunità migliori. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha recentemente riconosciuto questa gravissima situazione, sottolineando che “la piaga dei morti sul lavoro non accenna ad arrestarsi”. Il capo dello Stato ha anche parlato dei salari inadeguati che minano il futuro dei giovani, rendendo difficile per loro progettare una vita stabile in Italia. Mattarella ha evidenziato come questi fattori contribuiscano al preoccupante calo demografico del Paese, spingendo molti giovani, anche con alta qualificazione, ad emigrare. Nel 2024, 200.000 italiani hanno deciso di lasciare il Paese per cercare migliori opportunità all’estero, e questo fenomeno sembra destinato a crescere. Le aziende italiane, ormai, faticano a trovare dipendenti anche per lavori ben retribuiti, con stipendi che possono arrivare a 60.000 euro l’anno. Ma nonostante questo, il numero di morti sul lavoro e di infortuni rimane altissimo: 589.571 incidenti segnalati nel 2024 tra morti e feriti. In vista della Giornata del Primo Maggio, è più che mai necessario un ripensamento delle politiche del lavoro in Italia. Solo con un cambio di rotta che garantisca sicurezza, salari adeguati e opportunità concrete, l’Italia potrà sperare di fermare questa drammatica spirale di declino.

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Giò Barbera Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il suo primo pezzo, da album dei ricordi, l’aveva scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti radiofoniche come Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure. E' direttore di Radiocom.tv