L’UE punta a pagare i paesi poveri per ridurre emissioni senza aver valutato gli effetti del piano
La Commissione Europea ha presentato un piano che prevede di acquistare crediti di carbonio dai paesi più poveri, finanziando così la riduzione delle loro emissioni di gas serra per conto dell’UE. L’Esecutivo, ammette di non aver mai effettuato un’analisi dettagliata sull’impatto economico e ambientale di questa politica, che permetterebbe all’UE di raggiungere gli obiettivi climatici entro il 2040. I crediti carbone, si apprende, non sono stati valutati formalmente dal dipartimento europeo per il clima, sollevando critiche da parte di attivisti e scienziati, che temono che questo sistema possa indebolire gli sforzi interni dell’UE per ridurre le emissioni, favorire pratiche fraudolente e compromettere il mercato europeo delle emissioni. La Commissione ha quindi fissato un limite massimo di utilizzo dei crediti pari al 3% dell’obiettivo di riduzione complessiva, ma non è chiaro quanto l’UE spenderà per acquistarli e chi sosterrà i costi, se le imprese o i contribuenti. Esperti avvertono inoltre che i fondi spesi per questi crediti potrebbero sottrarsi a investimenti diretti nella decarbonizzazione europea. La Commissione ha promesso di effettuare una valutazione d’impatto più approfondita prima di proporre la normativa definitiva, attesa per il prossimo anno, ma i dubbi e le preoccupazioni restano.
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