Libia: mandato di arresto contro il trafficante Ahmed al Dabbashi

Giu 14, 2025 - 06:00
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Libia: mandato di arresto contro il trafficante Ahmed al Dabbashi

Il ministero dell’Interno del Governo libico di unità nazionale (Gun) ha emesso un ordine di cattura contro Ahmed al Dabbashi, conosciuto con il soprannome di “Al Ammu”, accusato di numerosi crimini, tra cui torture, violenze e omicidi avvenuti nella città costiera di Sabratha. Secondo quanto riportato dal sito d’informazione libico “Al Wasat”, il ministro dell’Interno Imad Trabelsi ha incaricato ieri il dipartimento investigativo sulla criminalità di arrestare l’indagato entro 24 ore, “in coordinamento con le autorità locali e secondo quanto previsto dalla legge”. Il provvedimento giunge a seguito della diffusione di video agghiaccianti, attribuiti direttamente ad Al Dabbashi e presumibilmente estratti dal suo telefono cellulare, che mostrano una giovane identificata come Rahaf Mohammed Nour al Din al Karshudi, con evidenti segni di torture, incatenata e visibilmente terrorizzata, mentre un uomo – presumibilmente al Ammu – le rivolge insulti e minacce. Secondo fonti locali, la ragazza sarebbe poi stata uccisa, e la data del presunto omicidio è stata registrata come 21 febbraio 2024. Secondo il giornalista libico Mohammed Ali, “nei video si vedono diversi crimini documentati”. Ali afferma che l’uomo “ha filmato la sua stessa atrocità come parte di una serie di crimini che si aggiungono al suo sanguinoso passato”. Solo pochi giorni fa, aggiunge, lo stesso Al Dabbashi avrebbe fatto giustiziare diversi membri del suo gruppo, scatenando i violenti scontri avvenuti a Sabratha durante il primo giorno della festa islamica di Eid al Adha. Ahmed al Dabbashi non è un nome nuovo agli osservatori internazionali. Nel giugno 2018, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto sanzioni contro sei trafficanti di esseri umani attivi in Libia, tra cui proprio al Ammu, accusati di essere a capo di reti transnazionali di traffico e tratta. Contestualmente, anche l’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto restrizioni per “aver minacciato la pace, la sicurezza e la stabilità della Libia attraverso il coinvolgimento diretto nel traffico di migranti”. Nonostante ciò, Al Dabbashi è rimasto libero e operativo nella sua roccaforte di Sabratha, dove ha consolidato un sistema di potere autonomo basato sul controllo delle rotte migratorie, dei resort locali e su una rete armata formata – secondo fonti locali – anche da migranti irregolari da lui stesso armati e reclutati. Per Emadeddin Badi, senior fellow del think tank statunitense “Atlantic Council”, vi è una urgente necessità di riformare le strategie sanzionatorie. “I recenti video cruenti dalla Libia non sono un’eccezione”, ha scritto Badi su X. “La loro comparsa dovrebbe spingere a una rivalutazione dell’efficacia delle politiche sanzionatorie. Anziché concentrarsi solo sui trafficanti di basso livello, bisogna colpire chi orchestra la violenza e commette gravi violazioni dei diritti umani”. La vicenda, che si inserisce in un contesto di perdurante instabilità istituzionale e fragilità delle forze di sicurezza, mette nuovamente a nudo i limiti dell’azione dello Stato libico e la pervasività delle milizie nella gestione del potere locale. La questione si collega anche alle recenti discussioni sul ruolo delle milizie nelle dinamiche di potere locali e sui tentativi, ancora fragili, del governo libico di riportare l’ordine nei centri urbani della Tripolitania. Secondo quanto riferito da fonti di sicurezza a “Al Wasat”, le autorità libiche avrebbero avviato un’indagine interna per determinare la catena di responsabilità che ha permesso ad Al Dabbashi di operare impunemente per anni, nonostante le sanzioni e le accuse. Per ora, l’unica certezza è l’ordine di arresto emesso dal ministro Trabelsi, con una scadenza di 24 ore.

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Giò Barbera Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il suo primo pezzo, da album dei ricordi, l’aveva scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti radiofoniche come Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure. E' direttore di Radiocom.tv