Gaza: la proposta di tregua degli Usa prevede il rilascio di otto ostaggi il primo giorno
La proposta dell’accordo per il cessate il fuoco prevede il rilascio di otto ostaggi israeliani vivi nel primo giorno, mentre dopo sette giorni saranno consegnate alla Croce rossa le salme di cinque rapiti. Lo dichiarano fonti palestinesi ad “Agenzia Nova”. Secondo i dettagli finora disponibili, il piano negoziato con la mediazione di Stati Uniti, Egitto e Qatar, prevede un cessate il fuoco iniziale della durata di 60 giorni, prorogabile, durante il quale sarà avviata una sequenza temporale definita per la liberazione degli ostaggi israeliani detenuti nella Striscia di Gaza. In base al calendario comunicato ad “Agenzia Nova” da fonti palestinesi al Cairo, il cinquantesimo giorno è previsto il rilascio di altri due ostaggi vivi, e il sessantesimo – ultimo giorno del periodo di tregua iniziale – Hamas dovrebbe consegnare otto corpi e il restante gruppo di prigionieri vivi, qualora nel frattempo venga raggiunto un accordo complessivo che ponga fine alle ostilità. Parallelamente, è previsto l’ingresso immediato degli aiuti umanitari nella Striscia, con meccanismi di distribuzione già definiti sotto supervisione internazionale. Il piano include inoltre un ritiro militare israeliano dalla Striscia di Gaza da effettuarsi in fasi, sotto la supervisione diretta delle Nazioni Unite. Le fonti precisano che il disimpegno sarà accompagnato da verifiche sul rispetto delle condizioni da entrambe le parti e da un monitoraggio continuo dei cessate il fuoco. I negoziati su un cessate il fuoco permanente e sulla gestione della fase postbellica inizieranno dal primo giorno di attuazione dell’accordo, con l’obiettivo dichiarato di facilitare un processo politico più ampio e strutturato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha assicurato impegni vincolanti da parte statunitense, anche senza la necessità di cerimonie pubbliche, nel tentativo di rafforzare la credibilità dell’intesa presso tutte le parti coinvolte. Secondo quanto riferito da fonti palestinesi ad “Agenzia Nova”, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe richiesto garanzie scritte da parte statunitense, da considerarsi come assicurazioni contro eventuali pressioni interne provenienti dall’ala più radicale della sua coalizione di governo. Il premier israeliano valuterebbe con interesse l’integrazione dell’intesa in un piano regionale più ampio per la stabilizzazione della Striscia di Gaza e del Medio Oriente, promosso direttamente dal presidente Trump.
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