Debito comune Ue: la Commissione vuole più poteri di prestito, ma Germania e altri Paesi del Nord si oppongono
La Commissione europea, nella proposta di bilancio settennale presentata il 16 luglio scorso, ha suggerito di ampliare la propria capacità di contrarre prestiti sui mercati internazionali per finanziare iniziative comuni. Il debito a livello Ue sarebbe destinato principalmente al sostegno all’Ucraina, alla gestione di crisi impreviste e a specifici pagamenti ai governi nazionali. La proposta sembra ancora dividere gli Stati membri, con Italia e Francia che ricordano oggi d’essere interessati a tassi di interesse più bassi grazie all’emissione congiunta, mentre i cosiddetti “frugali” – Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia – reiterano la loro contrarietà a condividere il rischio di insolvenza e a finanziare spese nazionali con prestiti comuni. Il debito congiunto era stato autorizzato solo nel 2020 per affrontare la crisi da pandemia. Ora la Commissione lo vede come uno strumento per ridurre la dipendenza del bilancio Ue dai contributi nazionali e per indirizzare la spesa verso obiettivi strategici. Il piano prevede anche fino a 395 miliardi di euro in prestiti agevolati per Stati colpiti da crisi, previa approvazione delle capitali e del Parlamento europeo. I sussidi diretti sarebbero concessi solo per il sostegno all’Ucraina, con un fondo da 100 miliardi di euro ancora in definizione. Sul mercato, i titoli dell’Ue godono di rating AAA e sono già molto apprezzati dagli investitori istituzionali. Tuttavia, per competere con i titoli di Stato nazionali, servirebbe un programma di emissioni più regolare e di ampie dimensioni, così da creare un mercato liquido e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.
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