Caso Paragon, tra gli spiati anche Roberto D’Agostino e attivisti
Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul cosiddetto “Caso Paragon”, che ruota attorno all’uso sospetto di software di sorveglianza in Italia. Tra le persone oggetto di monitoraggio risultano ora anche il noto giornalista Roberto D’Agostino, fondatore del sito Dagospia, e l’attivista olandese di estrema destra Eva Vlaardingerbroek. Oltre a loro, sarebbero finiti sotto controllo anche i telefoni dei giornalisti di Fanpage Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, così come quelli di attivisti di Mediterranea Saving Humans: Luca Casarini, Beppe Caccia e don Mattia Ferrari. Le procure di Roma e Napoli hanno disposto accertamenti tecnici irripetibili sui dispositivi. L’azienda israeliana coinvolta nella vicenda ha dichiarato di aver già interrotto ogni rapporto commerciale con l’Italia, a causa di sospetti su un utilizzo improprio del software, oltre i limiti contrattuali. L’indagine, attualmente contro ignoti, ipotizza i reati di accesso abusivo a sistemi informatici e intercettazioni illecite. Ordine dei Giornalisti e Federazione della Stampa si sono costituiti parte civile, così come Fanpage, e potranno nominare propri consulenti tecnici. Gli incarichi saranno ufficializzati lunedì.
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